IL BIOFEEDBACK

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IL BIOFEEDBACK

 

Trattamenti

Lo scopo del training di neurofeedback è quello di insegnare all’individuo come sentire specifici

stati di attivazione corticale e in che modo raggiungere tali stati volontariamente

In seguito al training di neurofeedback, infatti, l’individuo diventa consapevole dei differenti stati

EEG e diviene capace di produrli quando richiesto.

Durante la prima seduta di neurofeedback il trainer registra per qualche minuto l’attività

elettroencefalografica del paziente, che verrà in seguito, analizzata per stabilire quali parametri

modificare

Questo permette di personalizzare il protocollo di training alle caratteristiche specifiche di ciascun

individuo

I parametri selezionati verranno visualizzati sullo schermo sotto forma comprensibile con il

rinforzo acustico e/o visivo somministrato solo se il soggetto mantiene lo stato di rilassamento,

attenzione e concentrazione al di sopra della soglia stabilita dal trainer in base all’analisi

precedentemente effettuata.

Questa forma di allenamento permette al soggetto di modificare la propria attività EEG nella

direzione desiderata, la quale corrisponderà al raggiungimento di modificazioni sintomatologiche,

cognitive e/o comportamentali oggettivamente rilevabili.

Quando l’individuo è sottoposto a stimoli stressanti, aumenta l’attività del Sistema Parasimpatico,

deputato al ripristino della quiete interna, alterando così l’equilibrio fisiologico, che a sua volta può

determinare l’insorgenza di alcune patologie

Tra queste ultime abbiamo:

 disturbi del sonno

 disturbi della digestione

 emicrania

 disturbi del sistema immunitario

 asma

 attacchi di panico

 disturbi d’ansia e dell’ umore

Poiché il neurofeedback occupa un posto preminente in tutti i casi in cui i sintomi della patologia

siano dovuti ad un disequilibrio funzionale dei sistemi regolatori dell’organismo, esso è utilizzato

anche nel trattamento delle sindromi ansioso-depressive, ottenendo una documentata efficacia

clinica.

Gli studi hanno evidenziato che per mantenere un tono equilibrato e positivo è necessario che

l’attivazione prefrontale sinistra (attività alpha minore – attività beta maggiore) sia maggiore

rispetto all’attivazione prefrontale destra

Al contrario, una eccessiva attività del lobo prefrontale destro si manifesta con umore negativo.

Nei soggetti con depressione l’attività cerebrale nel lobo frontale sinistro risulta minore rispetto

all’attività nel lobo frontale destro

E’ stato osservato che, addestrando i pazienti a riportare l’attività elettrica dei due emisferi ad uno

stato normale (quindi aumentando l’attività delle onde lente nell’emisfero sinistro), la depressione

migliorava e che tale miglioramento è rimasto stabile anche dopo 6 anni.

Il neurofeedback, quindi, permette un aumento della flessibilità mentale, laddove invece il

disturbo da stress causa la persistenza di un unico stato mentale e tale flessibilità è associata ad una

riduzione dei sintomi depressivi.

La corteccia frontale lavora tipicamente in onde beta, mentre la corteccia posteriore in onde alpha

Un eccesso di onde alpha nella corteccia frontale è collegata con stati confusionali e problemi di

motivazione

Un’eccessiva attività di onde beta nella corteccia posteriore è collegata con ansia e una minore

capacità di relazionarsi con l’ambiente esterno

Psychomed N. 3, Anno V Dicembre 2010 43Nei soggetti ansiosi, inoltre, è stata rilevata una minore

produzione di onde alpha ad occhi chiusi.

Il neurofeedback, quindi, ha lo scopo di modificare l’attività cerebrale al fine di ristabilire

l’equilibrio dinamico all’interno del range funzionale.

Nei soggetti che presentano stati d’ansia risulta inoltre efficace ogni forma di biofeedback che

aiuti la persona a diventare cosciente delle proprie risposte fisiologiche durante gli stati ansiosi e

che la aiuta a raggiungere volontariamente uno stato psicofisico di calma, che si sostituisce

gradualmente allo stato ansioso.

Strategie generali di gestione dello Stress

Il concetto principale di base nella strategia di gestione dello stress è quello di autoregolazione

(Sacco,Testa, 2009; Gross, 2007; Baumeister, Vohs, 2004

L’autoregolazione è un processo che comprende i seguenti aspetti:

1. Stile di vita

 Decremento nell’assunzione di caffeina

 Esercizio fisico regolare

 Relax-Meditazione

 Sonno riposante

 Pause e tempo libero

 Aspettative realistiche

 Reinterpretazione cognitiva delle situazioni stressanti

 Convinzioni/Sistemi di valori

 Respirazione

 Umore

 Dieta bilanciata

2. Variabili Comportamentali

 Gestione del tempo e del denaro

 Assertività nelle relazioni sociali

 Creativo Problem-solving

 Considerare l’eventualità di lasciare il lavoro o una relazione affettiva che è diventata insostenibile o distruttiva

3. Variabili Cognitive

 Considerare i problemi come opportunità

 Rifiutare i pensieri negativi

 Focalizzarsi sulle positività

 Avere una visione di lungo termine

4. Variabili Psicofisiologiche

Nell’ambito dell’autoregolazione psicofisiologiche rientrano le variabili che abbiamo delineato

nei paragrafi precedenti e cioè l’autoregolazione dell’HRV e dell’attività elettrica cerebrale

Atteggiamenti, attività cognitive e comportamentali a livello ambientale e personale esercitano

una funzione protettiva in tre modi:

1. Modifica delle condizioni responsabili del problema: necessario un intervento concertato.

2. Modifica del significato dell’esperienza vissuta: ridefinizione della caratteristiche della situazione.

3. Mantenimento delle conseguenze psicologiche entro limiti accettabili (aiuto esterno specializzato)

Significa anche monitoraggio di tutti quei segnali che indicano lo scivolamento verso il distress,

lavorando affinché tali segnali non siano eccessivamente prolungati nel tempo e quindi risultino

dannosi nel lungo termine.

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